Matilde Brandi reagisce con parole durissime alla tragedia di Crans-Montana: l’incendio nel locale notturno scatena un’ondata di dolore
Ci sono notizie che non restano chiuse nei titoli dei giornali. Entrano in casa, colpiscono allo stomaco, fanno pensare ai propri figli, ai ragazzi che escono la sera convinti di andare solo a divertirsi. L’incendio scoppiato in una discoteca di Crans-Montana, sulle montagne svizzere, ha lasciato dietro di sé vittime, feriti e una lunga scia di domande senza risposta. E una di queste voci spezzate dal dolore è quella di Matilde Brandi.
Una mamma prima ancora che una showgirl
Matilde Brandi non è solo un volto storico della televisione italiana. È una donna, una madre, una persona che davanti a certe immagini non riesce a restare in silenzio. La ballerina, diventata famosa con Buona Domenica e Fantastico 12, oggi guarda quei ragazzi e vede qualcosa di preciso: figli che potevano essere i suoi.
Nelle sue storie Instagram, Matilde ha scritto parole che non lasciano spazio ai filtri: “Sono incazzata e continuo a piangere. Potevano esserci i nostri figli. Quei ragazzi sono figli nostri. Basta locali che non mettono in sicurezza per risparmiare”. Non un messaggio studiato, non una frase da social. È un grido. Un misto di rabbia e paura che ogni genitore conosce bene.
Nel lungo commento pubblicato sotto il post, Matilde Brandi entra nel dettaglio di ciò che, secondo lei, ha trasformato una notte in tragedia: “È stato il soffitto in poliuretano, la mancanza di uscite di sicurezza, l’assenza degli estintori a ucciderli. Non i ragazzi”. E poi la difesa dei giovani presenti nel locale: “Avevano tutto il diritto di divertirsi a 16 o 17 anni. Io genitore devo essere sereno se mio figlio è in un locale e non sta facendo nulla di male”. Parole che ribaltano una narrativa spesso tossica: non sono i ragazzi il problema, ma chi non ha garantito loro un luogo sicuro.
Dietro la rabbia di Matilde Brandi non c’è solo indignazione, ma un pensiero che accomuna tutti: chiunque di quei ragazzi poteva essere nostro figlio, nostro nipote, il ragazzo che torna a casa tardi dopo una serata con gli amici. E quando un locale diventa una trappola, non è una fatalità. È una responsabilità.
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