Elena Santarelli, quattro anni di incubo: la giustizia mette fine alle paure

Elena Santarelli e la fine di un incubo

Elena Santarelli racconta la sua esperienza di persecuzione online, un incubo che ha toccato la sua vita e quella del suo bambino

Per anni ha convissuto con la paura, quella silenziosa e costante che si insinua nella quotidianità e non lascia scampo. Elena Santarelli è stata vittima di una persecuzione nata sui social network, un’ossessione alimentata dietro uno schermo che ha trasformato la sua vita in un percorso di allerta continua.

La vicenda ha un lieto fine

Dopo aver ricevuto messaggi privati, apparentemente come tanti, è iniziato un vero incubo. Quello che sembrava solo un commento si è trasformato nel tempo in continue offese, minacce e attacchi sempre più violenti. A colpire non era solo la frequenza dei contatti, ma la loro crudeltà, arrivata a coinvolgere anche la sfera più intima e dolorosa della showgirl: suo figlio, già provato da una battaglia contro una grave malattia. Parole che non lasciavano lividi visibili, ma che hanno scavato a fondo, giorno dopo giorno.

La persecuzione ha avuto un effetto devastante sul piano psicologico. Vivere sapendo che qualcuno osserva, scrive, minaccia, anche senza mostrarsi, significa rinunciare alla serenità. Ogni notizia di cronaca nera diventava un pensiero in più, ogni gesto quotidiano era accompagnato dal sospetto. Un clima che, come raccontato anche dal giornalista Gabriele Parpiglia, rappresenta una delle forme più subdole di violenza contemporanea.

La svolta è arrivata quando i profili social riconducibili alla stalker sono stati progressivamente bloccati. Ma non è bastato. Le indagini sono proseguite, senza sosta, grazie al lavoro della Polizia Postale, che dopo un lungo percorso di verifiche è riuscita a risalire all’identità della responsabile, una donna.

La sentenza e il messaggio alle vittime

Il 16 gennaio è arrivata la decisione del giudice: nove mesi di reclusione, pena sospesa, subordinata a un percorso di recupero. Una conclusione che Santarelli ha definito una vittoria, non solo personale, ma di principio. L’imputata ha patteggiato e non si è presentata in aula, confermando ancora una volta come chi agisce protetto dall’anonimato spesso non riesca a sostenere il confronto diretto con le proprie responsabilità.

La showgirl ha scelto di non richiedere alcun risarcimento economico, ribadendo invece un messaggio chiaro e potente: denunciare è fondamentale. Lo ha fatto anche intervenendo a I Lunatici, su Radio2, invitando chiunque subisca molestie online a non sentirsi solo e a non avere paura di rivolgersi alle autorità. Un monito che vale per tutti, famosi e non. Perché dietro un nickname non c’è impunità, e il web non è una zona franca. Anche grazie alla collaborazione delle piattaforme, come Meta, la rete può diventare uno spazio più sicuro, se chi subisce trova il coraggio di parlare. Una storia che si chiude con una condanna, ma che lascia un insegnamento forte: il silenzio non protegge, la denuncia sì.


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