Nicola Legrottaglie racconta come la fede ha cambiato la sua vita sportiva e personale. Un viaggio intimo e profondo
Un racconto profondo, intimo e carico di spiritualità quello di Nicola Legrottaglie, ospite a Verissimo. L’ex difensore ha ripercorso il suo cammino umano e sportivo, spiegando come nella sua vita ci sia stato un vero “prima e dopo”, segnato dall’incontro con la fede e da prove che hanno messo a dura prova corpo e anima.
Una vita da campione
“Non è tanto l’inizio o la fine che contano, ma il come”, ha spiegato Legrottaglie. Il come affrontare gli eventi, quelli attesi e quelli improvvisi. Ed è proprio in questo percorso che la fede in Dio è diventata centrale: non come religione o ideologia, ma come relazione viva, reale, quotidiana. Nicola ha raccontato di parlare con Dio, di affidarsi a un amore senza condizioni che lo ha sostenuto nei momenti di fragilità. Un rapporto nato anche grazie all’incontro con un compagno di squadra, Thomas Guzman, nei cui occhi aveva visto “una luce diversa”, un segnale che ha cambiato il suo modo di guardare alla vita.
Il sogno del calcio e l’arrivo alla Juventus
Il calcio è stato un sogno coltivato fin dall’infanzia. Cresciuto a Mottola, in Puglia, Legrottaglie ha raccontato episodi semplici e duri della sua infanzia, come i palloni bucati nelle piazze del paese, simbolo di una passione ostinata e irrinunciabile. Giovane talento, diventa difensore centrale e attira presto l’attenzione dei grandi club. Nel 2003 arriva la chiamata della Juventus e anche della Nazionale. Le aspettative sono altissime, ma proprio in quel momento la carriera subisce una brusca frenata. Pressioni, giudizi, difficoltà fisiche e mentali lo portano a perdere fiducia in se stesso.
È allora che la fede entra con forza nella sua vita: cambia stile di vita, rinuncia agli eccessi del mondo calcistico e rimette al centro l’uomo prima dell’atleta. Per Legrottaglie inizia così una seconda giovinezza calcistica.
L’infortunio con il Milan e il “miracolo”
Il primo febbraio 2011, con la maglia del Milan, la vita lo mette nuovamente alla prova. Dopo una ginocchiata subisce uno shock midollare che lo paralizza momentaneamente in campo. Non sentiva più nulla, ma era lucido. In quel momento, ha raccontato, non ha avuto paura. Solo anni dopo scoprirà di aver giocato per tre stagioni con una lesione al midollo, una cicatrice che avrebbe potuto costringerlo sulla sedia a rotelle. Per lui, un vero miracolo. Ancora più sconvolgente il fatto che mesi prima una persona molto credente, arrivata dal Brasile, lo avesse avvertito: qualcosa di grave sarebbe successo, ma Dio non lo avrebbe abbandonato.
In quel momento di immobilità sul campo, Nicola ha collegato tutto. E ha scelto di fidarsi. “Sono campione perché ho dato tutto”. Oggi Nicola Legrottaglie guarda al suo passato con gratitudine: “Io sono campione perché ho raggiunto il massimo di quello che potevo raggiungere”. Ringrazia la vita non solo per le vittorie, ma anche per le sconfitte, per i guadagni e per le perdite. Un percorso che lo ha reso più consapevole, più forte e più libero dal giudizio degli altri. Anche quando lo chiamano “prete”, sorride: nulla di esterno può più scalfirlo.
Il racconto di Nicola Legrottaglie a Verissimo è la testimonianza di un uomo che ha imparato a leggere i segnali della vita e ad affidarsi. Una storia che va oltre il calcio e parla di identità, fede e resilienza. Perché, come ha detto lui stesso, la vera vittoria non è solo sul campo, ma dentro di sé.
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