Fabrizio Corona affronta la censura preventiva riguardo al caso Signorini, ma lui non ci sta e protesta sulla decisione
Il caso Signorini sembra continuare ad alimentare commenti e giudizi. La puntata di Falsissimo, di Fabrizio Corona prevista per lunedì 26 gennaio è stata bloccata da un provvedimento del tribunale, limitatamente ai contenuti che riguarderebbero la sfera privata. La decisione ha acceso un nuovo fronte di polemiche, con il re dei paparazzi che parla apertamente di “censura preventiva” e rilancia la sua battaglia senza giri di parole.
Lo scontro
Secondo quanto ricostruito, il provvedimento giudiziario interviene sulle puntata ritenute sensibili, in particolare immagini e riferimenti alla vita privata. Le accuse rivolte a Signorini vengono definite prive di riscontri probatori, basate su illazioni, chat non univoche e testimonianze opinabili. La notorietà del personaggio, inoltre, non giustifica la divulgazione delle sue abitudini e preferenze sessuali, ritenute estranee a qualsiasi interesse pubblico.
Non solo, nonostante Corona pensi di aver fatto del bene ‘pubblico’ smascherando Signorini, la legge dice altro. Infatti è emerso che quello fatto da Fabrizio Corona sembrerebbe più un attacco personale, con un uso inappropriato del linguaggio, che di interesse pubblico, per ricavare dei profitti e stando sempre all’odinanza il materiale pubblicato è ritenuto diffamatorio (art. 595 c.p.) e violano la personalità di Signorini, con l’illecito uso di dati personali particolarmente delicati, oltre che intime. L’ordinanza sottolinea anche l’uso di un linguaggio denigratorio oltre che insultante, con espressioni giudicate volgari e aggressive.
Una scelta che Corona contesta duramente, sostenendo che il blocco colpisca non solo lui ma il diritto di critica dei cittadini, soprattutto quando — afferma — sono in gioco indagini con elementi probatori già al vaglio degli inquirenti. Nel suo sfogo pubblico, Corona punta il dito contro quella che definisce una asimmetria di potere: “Se fossi un altro giornalista mi preoccuperei”, afferma, sostenendo che una simile decisione rischi di fare scuola e scoraggiare chiunque voglia esprimere valutazioni critiche su vicende giudiziarie complesse. Parole forti, accompagnate da un racconto acceso dell’udienza più recente, in cui denuncia atteggiamenti ritenuti intimidatori e ribadisce di non voler arretrare.
La videorisposta e l’accusa di censura
A stretto giro, Corona ha pubblicato una videorisposta in cui chiarisce la sua posizione: avrebbe pagato eventuali sanzioni per toni eccessivi, per le parole forti, ma contesta nel merito l’idea che la critica — anche dura — non possa essere esercitata da chi non è giornalista. Un principio che, a suo dire, restringerebbe pericolosamente lo spazio di espressione dei cittadini. In merito l’ordinanza evidenzia che non si può invocare né il diritto di cronaca né la libertà di stampa per giustificare la sua condotta. Infatti mancano la verità oggettiva della notizia, la pertinenza e la correttezza dell’esposizione, violati invece da Corona.
La vicenda sembra dunque frenare il re dei paparazzi, che per i giudici ha solo cercato di rovinare la reputazione di una persona famosa. Nessuna censura di stampa dunque, in quanto per lo Stato Corona non è un giornalista. Perché dunque il fotografo non arretra?
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