Il gesto che divide alle Olimpiadi Milano Cortina 2026: le parole di Vladyslav Heraskevych

Vladyslav Heraskevych il gesto del casco a rischio squalifica

Un gesto che divide le Olimpiadi Milano Cortina 2026: un casco con i volti delle vittime della guerra, rischio sanzioni per Vladyslav Heraskevych

A Milano-Cortina 2026 lo sport incrocia ancora una volta la politica, un mezzo per mandare un messaggio e gridare un no al mondo. Durante la gara olimpica di skeleton, l’ucraino Vladyslav Heraskevych ha scelto di scendere in pista con un casco adornato dai ritratti di persone uccise durante l’invasione russa dell’Ucraina. Un’immagine forte, destinata a far discutere e che potrebbe costargli caro.


Il gesto in pista


L’atleta aveva già dichiarato nei giorni scorsi di voler utilizzare i Giochi come piattaforma per mantenere alta l’attenzione internazionale sul conflitto che da anni segna il suo Paese. E così, mentre sfrecciava lungo la pista di Cortina d’Ampezzo, il suo casco è diventato un simbolo silenzioso ma potente. Già mesi fa, l’atleta aveva pubblicato uno scatto che ha fatto presto il giro del web e ha fatto riflettere: un palazzetto dello sport bombardato e una scritto: ” Lo “sport è fuori dalla politica”?

Il messaggio e le conseguenze del gesto


Sui social, Heraskevych ha spiegato il senso del suo gesto, sottolineando che il sacrificio delle persone ritratte “vale più di qualsiasi medaglia”. Parole che hanno raccolto consenso da una parte dell’opinione pubblica, ma che hanno anche acceso il dibattito sul rispetto delle regole olimpiche.


La Carta Olimpica, attraverso la regola 50.2, vieta qualsiasi forma di manifestazione o propaganda politica nei luoghi e nei siti olimpici. Il gesto dell’ucraino potrebbe quindi essere interpretato come una violazione del regolamento. Poche ore fa ha scritto: “L’udienza presso il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) inizierà tra pochi minuti. Sono certo di non aver violato le regole del CIO, pertanto ritengo la mia squalifica del tutto ingiustificata. Vedo tutto il vostro sostegno e questo mi ispira immensamente”.


Non è la prima volta che la norma viene messa alla prova da atleti desiderosi di esprimere un messaggio politico o sociale durante i Giochi. Tuttavia, il contesto internazionale e la sensibilità del tema rendono questo caso particolarmente delicato.

Il gesto di Heraskevych riapre una questione storica: fino a che punto uno sportivo può separare la propria identità personale e nazionale dalla competizione? In un’Olimpiade segnata anche simbolicamente dalla presenza di atleti provenienti da Paesi coinvolti nel conflitto, la linea tra neutralità sportiva e libertà di espressione appare sempre più sottile.


Ora si attende l’eventuale decisione del Comitato Olimpico Internazionale. Sanzione o richiamo formale? Qualunque sia l’esito, il messaggio lanciato dall’atleta ucraino ha già fatto il giro del mondo, dimostrando ancora una volta che, anche su una pista ghiacciata, lo sport non vive mai davvero isolato dalla realtà.

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