Il direttore artistico Carlo Conti parla delle scelte per il Sanremo 2026 e annuncia ospiti speciali come Bianca Balti
Carlo Conti non si è sottratto a nulla. Ospite di Cinque Minuti con Bruno Vespa, il direttore artistico del Festival ha risposto a domande scomode, rivendicato scelte e raccontato retroscena che danno il senso di un Sanremo che va ben oltre la gara canora. Il primo annuncio è Bianca Balti che ritorna in qualità di ospite di venerdì, per raccontarci come va la sua lotta incredibile con la malattia.
Un Sanremo all’insegna delle scoperte
Quando Vespa cita Pippo Baudo e i grandi nomi da lui lanciati — Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Andrea Bocelli — Conti non si tira indietro. Ricorda però con orgoglio le sue “creature” nate dalle Nuove Proposte: Francesco Gabbani, Irama, Mahmood e Serena Brancale. Anni fortunati, li definisce, ma anche anni di lavoro e intuizioni. E quest’anno il filo conduttore sarà proprio Laura Pausini, “una star che il mondo ci invidia”.
C’è poi il capitolo istituzionale. Per la prima volta nella storia del Festival, gli artisti sono stati ricevuti al Quirinale dal Presidente Sergio Mattarella. Un momento che Conti descrive come carico di responsabilità: sentirsi dire che anche la musica pop è cultura ha dato ai giovani cantanti un orgoglio nuovo, quasi una missione.
Non poteva mancare il caso più discusso delle ultime settimane, quello di Andrea Pucci. Invitato da Conti dopo i successi teatrali e le apparizioni a Zelig, il comico ha poi scelto di fare un passo indietro. “Scelta personale”, chiarisce il direttore artistico, lasciando intendere che il timore di contestazioni possa aver pesato. Il palco dell’Ariston, del resto, amplifica tutto. E il ricordo di quanto accadde a Maurizio Crozza anni fa resta nella memoria collettiva.
Vespa lo punzecchia anche su un dato curioso: tra le trenta canzoni in gara, la parola più ricorrente sarebbe “fastidio”. “Ai miei tempi era amore”, osserva il giornalista. Conti sorride e ridimensiona: è solo una questione statistica legata a un brano che la ripete spesso. L’amore, assicura, resta centrale nella musica italiana.
Poi la domanda più delicata: un Festival maschilista? Negli ultimi dieci anni solo una donna ha vinto, Angelina Mango. Conti spera in una controtendenza e ricorda che il successo non si misura solo con la statuetta finale, ammattendo che lo scorso anno Giorgia c’à arrivata vicina. Le classifiche delle settimane successive, le radio, lo streaming raccontano spesso una storia diversa. Non a caso ha annunciato due serate speciali su Rai 1 dedicate proprio all’andamento dei brani dopo la kermesse.
Ma il momento che, a suo dire, segnerà davvero questa edizione non riguarda classifiche o polemiche. La prima sera salirà sul palco una signora di 106 anni che votò nel referendum del 2 giugno 1946. Un simbolo vivente degli ottant’anni della Repubblica. “Per me sarà il momento più emozionante”, confessa Conti. Ed è forse in questa scelta che si condensa la sua idea di Festival: spettacolo, certo, ma anche memoria collettiva, identità e racconto del Paese. Sanremo, ancora una volta, si prepara a essere molto più di una gara di canzoni. Tutto è pronto e il sipario sta per aprirsi.
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