“Una rivoluzione che costa sangue”: il monologo di Beatrice Luzzi scuote l’Italia

Beatrice Luzzi evento

A Le Iene un messaggio che non lascia scampo: “Basta giustificarli”. Beatrice Luzzi parla chiaro e chiede alle donne di fermarsi a riflettere


Un monologo che attraversa la pelle, che arriva dove le statistiche non bastano più. Beatrice Luzzi, ospite a Le Iene, ha pronunciato parole che si sono trasformate in un manifesto di dolore e consapevolezza. Nessuna retorica, nessuna indulgenza: soltanto la realtà cruda, quella che ogni settimana vede due donne uccise dal proprio compagno o ex compagno. Una rivoluzione, dice Luzzi, è già nata. Ma è una rivoluzione che le donne stanno pagando con il sangue.

Un grido che diventa denuncia

Nel suo intervento, Luzzi parte da una verità che pesa come una condanna: “È nata una rivoluzione antropologica e non perché lavorano, ci siamo sempre fatte un gran cu… Ma perché parlano. E qualche volta dicono addirittura no“.
Quel “no” che dovrebbe bastare, invece spesso scatena la furia di uomini incapaci di accettare la libertà femminile come un diritto.

Il bilancio è spaventoso: ottantacinque donne uccise nel 2025, una media di due a settimana. Donne che hanno perso la vita perché hanno osato sottrarsi al controllo, alle intimidazioni, agli interrogatori continui, agli abusi mascherati da amore. Luzzi lo dice chiaramente: “La paranoia è paranoia. E poi offende, picchia e urla: non lo farò più”, dice l’attrice. Ma quel “non lo farò più” è quasi sempre la premessa di un nuovo ciclo di violenza.

La scelta più difficile: dire “basta” prima che sia troppo tardi

Nel cuore del monologo arriva una riflessione tagliente: “Donne, forse dovremmo farci forza e dirlo prima, quel no. Pagarlo prima, quel conto ingiustamente addebitato, prima che sia troppo tardi”. Un invito doloroso, perché implica una rinuncia: abbandonare un cuore che vorrebbe credere, sperare, perdonare. Ma la realtà è implacabile: “Certe storie non le salvi. Le interrompi. E non perché noi siamo più dure, ma perché siamo quelle che vengono barbaramente uccise”.

Luzzi non parla solo alle vittime: parla a tutte le donne. Perché, ricorda, la rivoluzione non fallirà se alcuni uomini non l’accetteranno. Fallirà invece se ci saranno ancora donne pronte a giustificarli: “È fatto così, poverino, soffre, ama troppo“. Una frase che da anni accompagna e normalizza dinamiche tossiche. Una frase che, detta oggi, pesa come un marchio di colpa collettivo.

Aver portato queste parole alle Iene, davanti a milioni di spettatori, amplifica l’impatto di un monologo che è già diventato virale. Non è solo un racconto: è un ultimatum morale. È un appello a guardare in faccia ciò che troppo spesso viene raccontato solo come cronaca nera. “Basta“, dice Luzzi. E quel “basta” vale più di una campagna, più di uno slogan. È un invito a prendere posizione, a non voltarsi più dall’altra parte, a diventare parte attiva della rivoluzione.

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