Sanremo 2026, Gianni Morandi resta a casa ma all’Ariston sale suo figlio: Tredici Pietro

Tredici Pietro a Saremo 2026

Sanremo 2026, mentre Gianni Morandi guarderà da casa il Festival, sul palco salirà suo figlio tredici Pietro dalla grinta non indifferente

Non salirà sul palco dell’Ariston, ma in qualche modo sarà comunque protagonista. Gianni Morandi quest’anno non parteciperà al Festival di Sanremo, eppure il suo nome risuonerà forte grazie alla presenza del figlio, Tredici Pietro, in gara tra i Big con il brano Uomo che cade. In un’intervista rilasciata a Di Più Magazine, Morandi ha chiarito subito la sua posizione: “A Pietro non ho davvero dato nessuna indicazione in merito a Sanremo. È un ragazzo indipendente, abituato a decidere da solo. Sono certo che abbia fatto le scelte giuste per lui”.

Un cognome ingombrante e una scelta controcorrente

La scelta più forte di Pietro? Presentarsi sul palco dell’Ariston con il nome d’arte Tredici Pietro, lo pseudonimo scelto nel 2018 per segnare l’inizio della sua carriera rap. Un nome che, come ha raccontato lui stesso, nasce dagli amici più fidati: erano in tredici, quelli che lo sostenevano per ciò che era, non per il cognome che portava. Un modo per costruirsi un’identità autonoma, lontana dall’ombra di un padre che ha fatto la storia della musica italiana.

E proprio il cognome è stato, per anni, una ferita aperta. “A scuola mi dava fastidio, ricordava a tutti che ero il figlio di Morandi“, ha confidato. La voglia di essere giudicato per il proprio talento e non per l’eredità familiare lo ha accompagnato sin dall’adolescenza. Dietro quella scelta artistica, però, c’è un nome carico di significato. Anna Dan, moglie di Morandi, ha raccontato che insieme al marito scelsero “Pietro” consultando un libro dei nomi. Dal greco petros, significa roccia, pietra. Un nome che richiama forza e coraggio.

Pietro Morandi è nato il 9 agosto 1997, frutto di un amore nato a Monghidoro durante una partita di beneficenza. Un amore a prima vista che ha dato vita a un ragazzo vivace, determinato, ma anche inquieto. La musica è arrivata presto. A cinque anni aveva già una chitarra tra le mani, anche se – come ricorda – spesso finiva per piangere perché gli facevano male le dita.

Nonostante la passione, il percorso scolastico non è stato semplice. Dopo il liceo classico, concluso con il minimo dei voti, Pietro ha fatto mille lavori per mantenersi: cameriere, portapizze, piccoli impieghi per togliersi qualche sfizio e non dipendere dalla famiglia. Nel 2018 pubblica Pizza e Fichi e inizia a farsi notare. Ma insieme ai primi consensi arrivano anche i dubbi: la sindrome dell’impostore, il timore che l’interesse fosse legato al cognome e non al talento. Il trasferimento a Milano, una relazione d’amore complicata, la crisi personale e il percorso con uno psicologo segnano un passaggio delicato della sua vita. Una caduta, appunto.

“Uomo che cade”: il brano della maturità

Non è un caso che il pezzo scelto per Sanremo si intitoli Uomo che cade. Il brano racconta un percorso pieno di insidie, la fragilità, la difficoltà di stare in piedi quando tutto sembra crollare. Una canzone che parla di vulnerabilità e crescita, lontana anni luce dalle melodie che hanno reso celebre suo padre. E forse proprio qui sta la vera vittoria: non imitare, ma differenziarsi.

Intanto, mentre il figlio si gioca la sua partita all’Ariston, Gianni Morandi si prepara a festeggiare i sessant’anni di carriera con il tour C’era un ragazzo 2026, che partirà il 15 aprile da Conegliano. Padre e figlio, due generazioni, due linguaggi diversi. Ma la stessa, identica, passione per la musica.

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