Manuel Bortuzzo torna a Domenica In dopo sette anni: un percorso fatto di alti e bassi, ma adesso vicino ha Serena Padovano
Tornare dove tutto era rimasto sospeso. A sette anni dalla sua prima, commovente intervista, Manuel Bortuzzo è rientrato nello studio di Domenica In accolto dall’abbraccio del pubblico e di Mara Venier. Un ritorno carico di emozione, memoria e consapevolezza.
Un percorso intenso e non sempre facile
Nel filmato che ripercorre la sua storia, dalle immagini del 2019 fino alla medaglia conquistata a Parigi, c’è il senso di un viaggio umano prima ancora che sportivo. “Non ce l’ho fatta a rallentare”, ha confessato. Dopo Parigi aveva pensato di fermarsi, dedicarsi ad altro. Ma il richiamo dell’acqua è stato più forte. “Sono tornato in vasca e ho capito che è questo che mi fa stare bene”.
Nato a Trieste, talento precoce del nuoto, la vita di Manuel cambia per sempre la notte del 3 febbraio 2019, quando viene colpito da un proiettile a Roma a causa di uno scambio di persona. Da quel momento inizia un percorso durissimo, fisico e interiore. In studio rivede le immagini della sua prima ospitata, tre mesi dopo l’incidente. “Ero un bambino”, dice oggi con un sorriso più maturo. “Ma la voglia di farcela è rimasta la stessa”.
E quella voglia lo ha portato fino alla medaglia di bronzo nei 100 metri rana alle Paralimpiadi di Parigi 2024, con tanto di record italiano. Un sogno che allora sembrava lontanissimo e che oggi è realtà. “Ho imparato a essere debole”, ha spiegato con lucidità. “Accogliere il dolore è stato il primo passo. Dietro una medaglia c’è sofferenza, c’è buio. Ma è proprio affrontandolo che ho trovato la forza”.
La famiglia, l’Italia e la rinascita
Nel suo racconto non manca mai la gratitudine. Alla famiglia, a papà Franco e mamma Rossella, presenza costante. E a quell’Italia che, come dice lui, “mi ha fatto sentire sostenuto ogni giorno”. Negli anni Manuel ha vissuto tante vite: lo sport paralimpico, la televisione, l’impegno sociale, fino al viaggio della memoria nei campi di sterminio per rendere omaggio alle persone con disabilità vittime dell’orrore nazista. Un percorso che lo ha reso, come lui stesso dice, “più navigato, ma anche più sereno”.
L’amore con Serena
E poi, in studio, arriva la sorpresa più dolce. Entra Serena Padovano, la fidanzata che oggi gli ha restituito una serenità nuova. I due si sono conosciuti a una festa estiva, quasi per caso. Un drink urtato con il gomito, una conversazione iniziata senza nemmeno presentarsi. “Ci siamo dimenticati di essere a una festa”, raccontano sorridendo. Lui, dopo due ore di chiacchiere, decide di andare via. “Hai fatto il figo?”, scherza Mara. “Un po’ sì”, ammette.
Ma quel distacco è servito a capire che non poteva finire lì. Serena, campana di Angri e studentessa magistrale a Napoli in nutrizione, ha già conosciuto la famiglia di Manuel. Si vedono nei weekend, tra Roma e la Campania. “Con lei il futuro lo vedo e lo sogno”, dice lui senza esitazioni. Parole semplici, ma piene.
Tra pianoforte e nuovi obiettivi
Oltre allo sport, Manuel ha scoperto un’altra passione: il pianoforte. Ha iniziato da autodidatta, poi con un maestro. “Non mi accontento delle cose facili, volevo la musica classica”. Oggi studia da solo, con lo stesso rigore che mette in vasca. Mara ne ha approfittato per farlo cantare una canzone di Ultimo e ha mostrato al pubblico l’amore per la musica.
Il futuro? Ancora sport, certo. Ma anche progetti di vita condivisa. “L’augurio più grande è restare quelli che siamo, nella nostra genuinità”, ha detto, guardando Serena e augurandosi di poter continuare on lei e pensare semmai ad una famiglia, dopo gli impegni di studio di lei.
Sette anni dopo quel primo ingresso in studio, Manuel Bortuzzo non è solo un campione paralimpico. È il simbolo di una resilienza concreta, fatta di cadute e ripartenze, di debolezza accettata e trasformata in forza. E oggi, accanto a lui, c’è anche un amore che rende tutto ancora più luminoso.
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