Laura Pausini incanta il pubblico al Sanremo 2026 con un messaggio di pace potente e personale durante la conferenza stampa
Altro che semplice risposta. In conferenza stampa di oggi al Festival di Sanremo 2026, Laura Pausini ha pronunciato un intervento lungo, articolato, personale. E quando è arrivata la domanda sul messaggio di pace lanciato sul palco con Heal the World, la tensione si è sentita tutta. Accanto a lei il direttore artistico Carlo Conti, che ha ascoltato e poi integrato la risposta. Ma è stata Laura a prendere la parola e a non lasciarla più.
La critica: “Parlare di pace senza citare le guerre è poco contestualizzato?”
Il giornalista ha fatto riferimento all’esibizione con i bambini e al messaggio universale contro tutte le guerre. Secondo lui, non citare conflitti specifici rischiava di rendere il messaggio generico, quasi scontato. Laura non ha evitato il confronto. Ha spiegato che la scelta di Heal the World nasce da un video visto insieme a Luca Tommassini: monaci tibetani che attraversano a piedi diversi Paesi dell’America lasciando un fiore come simbolo di pace. Quel gesto semplice è diventato l’idea scenica per l’Ariston. Coinvolgere i bambini è stata un’idea voluto da Carlo Conti, portare un fiore al pubblico, usare una canzone conosciuta in tutto il mondo.
Per lei la semplicità non è superficialità. È necessità. “Con un pubblico così vasto, con età e culture diverse, secondo me serve un messaggio corto e semplice.” Ha raccontato un dettaglio personale: sua figlia, che non sempre apprezza tutto ciò che fa, dopo l’esibizione le ha scritto di essere orgogliosa che avesse parlato di pace. Un messaggio che per Laura ha rappresentato la prova che quel momento non era vuoto.
La frase che ha gelato la sala
Poi è arrivato il passaggio più forte, quello che ha cambiato il tono della conferenza: “Finché io per voi sarò solamente una cantante italiana che va in Sud America, e non una cantante che utilizza la voce per dire delle cose nel modo in cui mi esprimo, forse non vi basterà mai.” Non è stato uno sfogo improvvisato. È sembrata una riflessione accumulata nel tempo. Laura ha fatto capire che spesso viene letta come un fenomeno commerciale internazionale, ma non come un’artista che prova a prendere posizione, anche attraverso il linguaggio musicale.
Quando il giornalista ha precisato di non voler fare differenze tra le guerre, lei ha replicato con una domanda diretta: “Perché fai differenza tra una guerra e l’altra?” E ancora, ha sottolineato che nella canzone ci sono già parole forti contro l’uso delle armi e le divisioni tra i popoli. Ha spiegato che anche il modo in cui ha cantato – iniziando in falsetto e arrivando alla voce piena – era parte del messaggio. Non solo parole, ma interpretazione.
Non solo pace: fragilità, coraggio e San Siro
La conferenza non si è fermata lì. Alla domanda sulle ferite guarite grazie alla musica, Laura ha fatto un viaggio nella sua carriera. Ha ricordato il periodo di Io Canto (2006-2007), quando si è ritrovata a San Siro, prima donna a calcare quel palco in un certo modo, con un peso enorme di responsabilità. Da lì ha capito di non voler raccontare solo la fragilità. “Ho scoperto di volermi prendere il coraggio di non raccontare solo la mia fragilità, ma di imparare a essere non solo fragile.” Ha ammesso di aver sbagliato a volte, di aver cercato la forza anche attraverso tentativi non sempre perfetti. Ma la musica le ha insegnato a buttarsi, a non sedersi su ciò che ha conquistato.
Il tema Sanremo: ansia, giudizio e il coraggio degli altri
Si è parlato anche del ritorno in gara. Laura ha citato episodi con Tiziano Ferro e Giorgia, raccontando di averli spronati a non aspettare Sanremo per pubblicare certe canzoni. E quando le è stato chiesto perché lei non torni in competizione, la risposta è stata disarmante: “È solo ansia. Mi cago sotto.” Non una questione di gerarchie o di carriera. Ma la consapevolezza che Sanremo è un esame pubblico gigantesco. E lei, che si sente già quotidianamente giudicata, non vuole aggiungere un’ulteriore pressione.
Direttrice artistica donna? La risposta su Elisa
Sul tema di una possibile direttrice artistica donna, Laura ha detto di non sentirsi ancora pronta, anche se dopo questa esperienza da conduttrice ha fatto pace con l’Ariston e le piacerebbe continuare a condurre. Poi dice:”Che sia una donna o un uomo secondo me deve essere una persona capace, è un ruolo molto difficile“. Ha fatto il nome di Elisa come figura capace di scegliere nuove canzoni e nuovi talenti. Ma ha anche precisato che il genere conta meno della competenza. Anche Carlo Conti ha ricordato che in passato aveva rifiutato il ruolo perché non si sentiva pronto, accettandolo solo quando ha percepito il momento giusto. “Io steso ho detto no qualche amno prima. Mi era già stata offerta l’opportunità di prendere in mano il Festival, ma non mi sentivo pronto allora e ho detto di no. Nel 2015 mi sentivo pronto e ci ho provato”.
Una conferenza che va oltre la polemica. Laura Pausini non ha alzato la voce. Ma ha alzato il livello. E forse la frase più potente non è stata uno scontro, ma una domanda implicita: cosa ci aspettiamo davvero da chi sale su quel palco?
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