Sanremo 2026, Carlo Conti saluta e passa il testimone: “Non perchè gioca la Fiorentina”

Carlo Conti torna a Firenze

Carlo Conti saluta il Festival di Sanremo 2026, segnando la fine del suo ciclo come direttore artistico e salutando l’Ariston

Un applauso interrompe la conferenza. In sala stampa entra Carlo Conti. Non per rubare la scena ai vincitori, ma per salutare. Il Festival di Sanremo 2026 si chiude anche con il suo addio alla direzione artistica, un momento che segna la fine di un ciclo.

Le parole del conduttore

Conti è diretto, come sempre. Deve rientrare a Firenze: “Visto che devo rientrare a casa velocemente, devo rientrare nella mia Firenze, non perché gioca la Fiorentina, sapete, gioca lunedì, ma insomma devo riorganizzare un po’ le cose familiari, domattina portare il figlio alla scuola, insomma riorganizzare tutto, insomma devo partire“. Ma prima vuole ringraziare tutti: cantanti, case discografiche, major e indipendenti, giornalisti, città di Sanremo.

“Mi sono fermato solo per ringraziarvi, per ringraziare tutti voi, ringraziare soprattutto i cantanti in gara e le case discografiche, sia major che indipendenti, che anche quest’anno hanno dato un contributo importantissimo, ringraziare voi per il vostro lavoro per questi cinque anni, perché per me è un lavoro che è durato cinque anni, tre più due. È stato un percorso molto divertente, molto entusiasmante, che ho vissuto con grande serenità, come avete visto. Felice anche dei risultati, perché ogni tanto insomma è bello anche vedere i risultati”, spiega.

Un lavoro vissuto con serenità e soddisfazione. “Vado via con la medaglia d’oro, la medaglia di bronzo”. Una frase che sintetizza orgoglio e consapevolezza dei risultati ottenuti. Poi il passaggio chiave: due mesi fa il no definitivo all’azienda per la sua prossima edizione. Una scelta chiara, maturata nel tempo. E la volontà di un passaggio di consegne pubblico, in video, come segno di coesione aziendale. Un gesto simbolico che guarda al futuro del Festival.

E sono soprattutto felice che, quando due mesi fa più o meno, ho detto il mio no definitivo all’azienda, l’azienda ha fatto la sua scelta, ho chiesto fortemente di fare questo passaggio di consegne in video, perché credo che sia, non lo so, poi qualcuno magari non è d’accordo, ma per me era molto importante, un segno di forte coesione aziendale, di rispetto e poi mi piaceva l’idea che, io mi sono ritrovato un po’ nel mezzo tra un festival dedicato al passato, Pippo Baudo, e dare un testimone verso un futuro con Stefano. E quindi ho chiesto la possibilità di essere proprio io in onda per la prima volta, insomma fare questo passaggio di testimone”, ha raccontato.

Conti si definisce “nel mezzo tra un festival dedicato al passato e uno rivolto al futuro”. Un riferimento ideale a chi lo ha preceduto e a chi raccoglierà il testimone. Prima di uscire, riceve dalla famiglia Vacchino, i proprietari del teatro Ariston, un premio simbolico: una statua dedicata alla storia del Festival, un omaggio che chiude il cerchio.

“Rispetto e onestà” sono le parole che ripete prima di andare via. Saluta la città dei fiori, il mare, la musica. E lascia un Festival solido, pronto a una nuova fase. Sanremo cambia pelle, ma conserva la sua anima. E l’applauso della sala stampa è il sigillo finale di un’era.

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