J-Ax, “Ho scritto una brutta canzone”: le parole del cantante a Domenica In

J-Ax e la canzone di Sanremo 2026

J-Ax affronta la critica contro la musica popolare: le parole del cantante schiette a Domenica In riguardo le canzoni amate dalla massa

Sanremo 2026 si accende anche fuori dal palco. A far discutere non è solo la classifica, ma le parole di J-Ax che, ospite a Domenica In, ha lanciato un affondo contro la “gente cool” e ha spiegato il senso di quella frase che ha incuriosito tutti: “serve una brutta canzone che fa ba ba ba rapa”. Un’espressione ironica, certo. Ma dietro c’è molto di più.

Lo sfogo del rapper

Il rapper milanese non usa giri di parole: il tormentone, oggi, è diventato quasi un termine dispregiativo. “Quando il popolo sceglie qualcosa, c’è sempre qualcuno che deve screditarlo”, ha detto. E allora la provocazione diventa una dichiarazione d’intenti. Se una canzone viene definita “brutta” solo perché amata dalla massa, lui è pronto a rivendicarla. “Viva il popolo, viva la gente”, ribadisce, prendendo posizione contro quella parte di pubblico e di critica che cambia idolo ogni stagione.

Nel suo intervento, J-Ax ha parlato di una vera e propria “guerra alla gente cool”. Un modo per difendere gli artisti più giovani, spesso osannati un anno e dimenticati quello dopo. “Esaltano un artista e poi lo sostituiscono come fosse un capo da imborsare”, ha spiegato, denunciando un meccanismo che crea e distrugge fenomeni nel giro di pochi mesi.

Ma c’è anche un altro punto centrale nel suo discorso: la metamorfosi del rap. Alla domanda sulla trasformazione di rapper e trapper in cantanti – citando anche il suo ex socio Fedez – J-Ax ha risposto senza esitazioni. Negli anni Novanta il rap non aveva spazio in radio e tv. Oggi, invece, l’hip hop è cultura dominante. Ha vinto nella musica, nel ballo, nell’arte. E ora si contamina con tutto il resto.

Non sono solo i rapper che cantano”, ha sottolineato. “Ascoltate i testi dei cantanti: quante rime, quante metriche prese dal rap”. Una contaminazione naturale, che per lui rappresenta l’evoluzione della musica. Non più generi chiusi in compartimenti stagni, ma un linguaggio comune che unisce.

E così quella “brutta canzone” diventa simbolo di libertà creativa e di sfida ai luoghi comuni. Un modo per ribaltare le etichette e guardare avanti, partendo dal passato. Perché, come ha detto lui stesso, “se conosci ciò che è classico sei più avanti di quello che ti sembrava moderno”. Tra provocazione e orgoglio popolare, J-Ax si prende il palco e anche il dibattito. E ancora una volta dimostra di non voler piacere a tutti, ma di voler restare fedele alla sua idea di musica: libera, contaminata e, soprattutto, scelta dalla gente.

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