Linus afferma che in Italia ci sono più talent che talenti. Leggi la sua provocazione sull’arte e i talent show
Linus non usa mezze misure. Nel corso di una lunga e approfondita intervista a Rolling Stone Italia, il direttore artistico di Radio Deejay e voce storica della radiofonia italiana lancia una provocazione destinata a far discutere.
Le parole di Linus
“In Italia ci sono più talent che talenti“, ha detto senza mezze misure Linus, mentre parla del panorama musicale attuale e del funzionamento dei talent show televisivi. Linus precisa che il problema non è l’esistenza dei format come X Factor o Amici, ma la scarsità di personalità autentiche capaci di emergere e durare.
“Mancano i talenti più che i talent“, dice testualmente, “ma è anche comprensibile“. Secondo lui l’arte non si costruisce in laboratorio: “L’arte non la puoi inquadrare, ingabbiare o costruire a tavolino, per fortuna. È come dire, per i calciatori, che ci sono delle generazioni in cui ce ne sono tanti fortissimi e altre in cui ne nascono pochi. Negli ultimi anni non sono nati molti personaggi che hanno fatto la differenza dal punto di vista musicale“.
Linus preferisce interpretare la situazione come un ciclo naturale piuttosto che una colpa di qualcuno: “Preferisco pensare sia colpa dei cicli. In questo momento, forse, ci sono pochi riferimenti, e magari si fa fatica a crescere nel solco di qualcos’altro che ti è piaciuto in precedenza”.
L’intervista, firmata da Gaspare Baglio, ripercorre i cinquant’anni di carriera di Linus: dal “Big Bang” con Radio Milano International da ragazzo, all’arrivo a Radio Deejay nel 1984 chiamato da Claudio Cecchetto, fino alla direzione artistica e ai progetti come Radio Linetti Live a teatro e le Deejay Ten. Un passaggio centrale è dedicato alla forza di Radio Deejay come comunità reale: “La nostra non è una community digitale ma in carne e ossa. Ne siamo molto orgogliosi“.
Linus difende il valore della radio come abitudine, compagnia e confronto, in un’epoca dominata dai social. Sul ricambio generazionale ammette difficoltà: “Negli ultimi vent’anni non è nato niente nel mondo radiofonico”. I giovani preferiscono piattaforme come TikTok o YouTube. A Radio Deejay si punta su nomi come Gazzoli e Wad, ma il serbatoio di nuovi talenti è “un po’ svuotato”.
Linus parla anche del suo rapporto, non idilliaco, con la televisione: ha condotto programmi come Volevo salutare e Mitico, è stato vicino a progetti come Operazione Trionfo, ma la direzione della radio ha preso il sopravvento. Nessun rimpianto clamoroso, ma la consapevolezza che la TV non lo ha “sfruttato” pienamente.
Diretto come sempre, Linus tocca anche gli hater e il suo carattere: sa di poter risultare “antipatico” a qualcuno, ma preferisce essere autentico piuttosto che personaggio. L’intervista esce a caldo dopo il successo di Party Like a Deejay al Parco Sempione di Milano, con 200mila persone a celebrare la radio dal vivo.
Continua a seguire Angolo delle Notizie. Siamo anche su Telegram e WhatsApp

