Gerry Scotti risponde a Fabrizio Corona, respingendo le accuse di relazioni non professionali durante Passaparola e pensa alle colleghe
Dopo le parole di Fabrizio Corona, che ha ampliato il raggio delle sue accuse, spostando l’attenzione da Alfonso Signorini a una più ampia galassia di volti noti Mediaset, arrivando fino a Gerry Scotti, uno dei conduttori più popolari e longevi della televisione italiana.
Le accuse nel format “Falsissimo”
Secondo quanto sostenuto da Corona, durante gli anni di Passaparola il conduttore avrebbe intrattenuto relazioni non solo professionali con alcune delle cosiddette “letterine”, arrivando perfino a citarne i nomi. Affermazioni che, oltre a non essere supportate da alcuna prova, hanno immediatamente acceso il dibattito sull’informazione-spettacolo e sui rischi legati alla viralità delle fake news.
La replica di Gerry Scotti
Gerry Scotti ha scelto di non restare in silenzio. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dove ha parlato della sua carriera, dei sogni e ha anche respinto ogni accusa di Corona definendola “semplicemente falsa”. “Mi sopravvalutano – ha dichiarato –ad attribuirmi relazioni con più di trenta ragazze che in un intervallo della loro vita professionale hanno ricoperto il ruolo di “letterina”. Basterebbe chiedere a loro, e sono sicuro che all’unanimità direbbero che le dichiarazioni che sono circolate sono false…”.
Scotti continua mettendo l’accento sul danno collaterale causato da questo tipo di narrazioni. “L’amarezza che provo non è solo per me – ha spiegato –. Nessuno ha pensato alle ragazze. In questo tritacarne mediatico nessuno ha pensato che queste ragazze non sono pupazzi o bambole di pezza. Sono donne che meritano rispetto oggi come allora”. Parole che spostano il focus dalla polemica al tema della dignità personale, troppo spesso sacrificata sull’altare del click facile.
Con lucidità, Scotti ha allargato la riflessione al contesto più ampio della comunicazione digitale. “Le buone notizie o le verità vengono accolte tiepidamente, a volte passano inosservate. Le fake news, invece, hanno un riscontro ben più rilevante. Ancora di più lo hanno le menzogne dette per ragioni di lucro”. Una critica diretta a quei format costruiti per generare indignazione, traffico e monetizzazione, anche a costo di compromettere reputazioni.
Con oltre 4,5 milioni di visualizzazioni in pochi giorni, Falsissimo continua a polarizzare il pubblico: da una parte chi prende per buone le “rivelazioni” di Corona, dall’altra chi riconosce un meccanismo mediatico studiato per colpire e far rumore. In questo scenario, Gerry Scotti è stato il primo – e finora l’unico – a esporsi pubblicamente con una smentita netta, mentre altri, come Alfonso Signorini, hanno scelto la strada legale. Mediaset, dal canto suo, ha già smentito ufficialmente quanto riportato nel format.
Al di là delle polemiche, resta una domanda centrale: quale responsabilità ha chi crea contenuti destinati a milioni di persone? Nell’epoca digitale, una bugia virale può diventare un marchio difficile da cancellare, capace di colpire non solo i diretti interessati, ma anche le loro famiglie e i loro figli. Una riflessione che va ben oltre il singolo caso e chiama in causa l’intero sistema dell’informazione online.
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